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Perugia, Italy, 11-15 April 2018

tECNOLOGIA

April 13, 2018

Il contenuto? È anche tecnologia. E non è una provocazione

Nel panel organizzato da D-Share le esperienze dei grandi editori italiani, americani e spagnoli a cavallo tra prodotti innovativi e sperimentazione di nuovi tools

Perugia, 13 Aprile 2018. L'intervento di Alessandro Vento, CEO di D-Share, un'azienda nata in Italia ma dallo sguardo internazionale e attiva nel settore dello sviluppo di software, introduce l'argomento della conferenza Content is a matter of technology (...and content) esordendo con un'affermazione decisa: "I contenuti sono una questione di tecnologia".

"Questa può sembra una provocazione" riprende l'amministratore delegato della società, "ma è esattamente quello che succede ogni giorno. E' una questione di tecnologia quando scriviamo le nostre storie usando una piattaforma digitale. E' una questione di tecnologia quando distribuiamo i nostri contenuti all'audience e l'algoritmo di Facebook decide quando e come mostrare i nostri post agli utenti".

A questo punto prende la parola Roberto Bernabò, vicedirettore e responsabile dello sviluppo digitale de Il Sole 24 Ore, che introduce gli ospiti del panel: Massimo Russo, direttore della divisione digitale del gruppo editoriale Gedi, Miguel Madrid, direttore digitale dell'innovazione nel gruppo Henneo, Marco Pratellesi condirettore di AGI, Andrew DeVigal, già capo del team multimedia al New York Times e oggi professore di journalism innovation and civic engagement all'Università dell'Oregon.

Foto di Edoardo Bianchi

"A mio avviso il titolo del panel è solo apparentemente provocatorio" esordisce Roberto Bernabò "perché il giornalismo moderno è nato attraverso la tecnologia, che è stata vissuta inizialmente come uno strumento. Oggi questo elemento è sempre più strettamente correlato con la produzione di contenuti. Le aziende editoriali si concepiscono anche come innovatrici nel settore tecnologico."

Il microfono passa a Massimo Russo, rappresentante di una delle aziende più avanzate per quanto riguarda l'innovazione nel news publishing in Italia, che riprendendo le parole del moderatore spiega la sua idea sulle prospettive della tecnologia nel giornalismo. "Non credo che il titolo del panel sia solo una provocazione: la tecnologia è contenuto e lo è in tutti i suoi campi dal machine learning, all'intelligenza artificiale, alla distribuzione esterna di tutti i suoi contenuti, al data journalism, all'interattività del multimedia. La tecnologia ci spinge a innovare di continuo. Quando ero condirettore a La Stampa" prosegue Russo "sottoponemmo ai nostri utenti un sondaggio per sapere quali elementi davano loro maggior fiducia quando visitavano dei siti di informazione. Sorprendentemente uno degli elementi che ottenne più favore fu la velocità con la quale si caricano le pagine. Questo a mio parere è un caso molto rilevante di come la tecnologia diventi esperienza dell'utente e migliori il contenuto, perché questo senso di fiducia poi viene ripagato".

Quando la palla passa a Miguel Madrid, il direttore del settore digitale del gruppo spagnolo Henneo si dice d'accordo sulla coincidenza tra contenuto e tecnologia e spiega come questo si traduca dal punto di vista operativo: "Il mio gruppo era originariamente un giornale locale con sede a Zaragoza ma siamo cresciuti molto negli ultimi dieci anni. Nel 2012 abbiamo compreso che dovevamo focalizzarci sulla tecnologia e abbiamo realizzato che non potevamo fare contenuti senza la tecnologia. Abbiamo iniziato a usare un approccio diversificato al business. Ci siamo resi conto che è impossibile fare business senza collaborare, così abbiamo unito gli ingegneri allo staff editoriale, facendoli lavorare fianco a fianco con i giornalisti. Ci siamo focalizzati sulla tecnologia per creare valore".

A questo punto Bernabò introduce il condirettore di AGI Marco Pratellesi attraverso una breve spiegazione di come Agi si sia nel giro di poco tempo trasformata e rinnovata, da un punto di vista contenutistico ma anche strutturale proprio grazie alle tecnologie. Pratellesi spiega di quando appena arrivato in Agi, non avendo esperienza di agenzia, si sia chiesto di che cosa avessero bisogno i loro clienti. "Le risposte che mi sono dato assieme a Riccardo Luna, sono: qualità, da cui abbiamo deciso di dare molto spazio al fact checking, poi velocità, risparmio, costi e gestione risorse. La tecnologia a volte è parte del problema ma spesso è la soluzione".

Pratellesi continua il proprio ragionamento riflettendo sul fatto che finché un tweet sarà più veloce di un'agenzia sarà difficile che una potenziale agenzia del futuro possa risolvere il problema della verifica e della velocità. "Questo è stato il punto di partenza che ci ha portati con decisione a trasformarci completamente in un'agenzia mobile first". Questo termine significa, precisa il condirettore, che hanno spostato non la fruizione delle notizie bensì la redazione: "la redazione sta diventando obsoleta da un certo punto di vista, quando devo parlare con i miei giornalisti vado a parlare personalmente con gli esteri e poi con la cultura ma uso Whatsapp. Quindi il cellulare è diventato lo strumento con il quale lavoriamo prevalentemente dentro l'agenzia. Il primo passaggio che abbiamo fatto e che abbiamo fatto con D-share, è stato quello di chiedergli di trasportare il css che avevamo all'interno dell'agenzia su tutti i dispositivi mobili". Oggi, prosegue Pratellesi, i giornalisti dell'agenzia hanno un'app dal nome Agi editor con la quale entrano nel sistema editoriale e hanno la possibilità, per esempio, di poter dettare un pezzo e inviarlo direttamente in agenzia ossia direttamente ai clienti. "Tutto questo è solo un piccolo passo al quale vogliamo far seguire molte altre novità sulle quali stiamo già lavorando". Un ulteriore step è stato fatto creando un'applicazione rivolta ai clienti dal nome Agi Mobile che permette agli utenti di ricevere il notiziario, di personalizzare il proprio feed ma soprattutto di poter editare il contenuto da poter poi girare alla propria testata. La logica di quello che stiamo facendo, e che non avevamo totalmente previsto all'inizio, e che oggi l'agenzia di stampa ha un ruolo nel momento in cui riesce a vendere contenuti di qualità e verificati assieme alle tecnologie".

La parola passa a Andrew DeVigal, che crede fortemente nella grande opportunità che la tecnologia offre allo storytelling ma in particolar modo per quanto riguarda i feedback dell'audience. In tal proposito il professore dell'Università dell'Oregon presenta Harvis, l'innovativa applicazione progettata con il suo team che permette di raccogliere e visualizzare graficamente in tempo reale i feedback e le reazioni del pubblico partecipante a un evento.

In conclusione Massimo Russo individua la vera sfida del futuro nel rapporto fra editore e fruitore dei contenuti: "Un editore estero mi ha chiesto: per che cosa sei davvero ottimizzato? E la vera risposta da dare è che dovremmo tutti essere ottimizzati per la fiducia, per riuscire a rendere più forte ogni giorno questo rapporto".