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INTERNATIONAL JOURNALISM FESTIVAL
Perugia, Italy, 11-15 April 2018

INTERVISTE

April 12, 2016

La tecnologia funziona e il giornalismo è pronto

Quanto sono importanti gli strumenti del web nell'informazione di oggi? I commenti di Philip di Salvo e Raffaele Angius

Raffaele Angius, giornalista freelance, e Philip di Salvo dell'European Journalism Observatory si occupano di cyber giornalismo (un giornalismo di tipo partecipativo attraverso la rete) e della realtà sempre più complessa del web. Li abbiamo intervistati per capire l'uso e il ruolo della tecnologia nel mondo dell'informazione.

Cyber giornalismo. Quali prospettive?

P: è un mondo molto vasto. Qui al Festival ne abbiamo parlato dall'angolatura della cybersecurity, del deep e dark web, dei software di sorveglianza di stato, del tema dei leaks e degli hackeraggi.

R: ci confrontiamo con un mondo ancora non codificato, stiamo ancora sperimentando.

Spesso i giornalisti devono confrontarsi in questi ambiti con un'enormità di dati, come nel caso dei Panama Papers. Il reporter ha gli strumenti per affrontare questa mole di informazioni?

P: il caso dei Panama Papers è quello che ha gettato le basi per tutto quello che è successo poi. La quantità enorme dei dati da analizzare ha costretto i giornalisti che se ne sono occupati a sviluppare degli strumenti adeguati. Nel caso dei Panama Papers ad esempio si decise di creare un consorzio di giornali di tutto il mondo e di dividere il lavoro tra i vari partecipanti, in base ai dati che avrebbero potuto essere più interessanti.

Si tratta di una grande sfida per il giornalismo ma gli strumenti si stanno mano a mano affinando, attingendo spesso all'enorme bagaglio di tecniche utilizzate dagli hacker.

Si tratta dunque di un ambito ancora poco codificato. Che coordinate e riferimenti state seguendo per riuscire a dare un ordine a questo apparente caos?

R: l'importante è avere una chiave di lettura comprensibile, trovare il modo di essere corretti nell'esposizione ma non necessariamente tecnici. Parlare di questi temi con un laureato in fisica è diverso che parlarne con un pubblico generale.

Su questo tema i giornali hanno spesso contribuito ad aumentare la confusione: fino a tempi recenti gli eventi relativi al mondo informatico erano confinati nelle sezioni di tecnologia e innovazione dei giornali, quando in realtà appartengono a quella della cronaca. Il furto di dati on-line, per esempio, è a tutti gli effetti un fatto di cronaca, non ha senso parlarne nella sezione dedicata alla tecnologia. E' come se si decidesse di inserire il caso di una rapina in banca nella categoria Economia.

Negli ultimi anni questo tipo di discorso si è molto evoluto, sia per la pressione da parte dei giornalisti sia perché gli eventi legati al web coinvolgono sempre di più la vita delle persone. Ormai è chiaro a tutti che determinate cose che avvengono on-line sono fatti di cronaca di grande rilevanza. Sono sicuro ad esempio che cinque anni fa un caso come quello di Cambridge Analytica non avrebbe avuto tutto questo impatto, solo ultimamente si sta creando la consapevolezza che lasciamo un'impronta digitale e che sia una cosa seria di cui bisogna preoccuparsi.

Cambridge Analytica è il grande tema digitale di cui si parla in queste settimane. Voi che ne pensate?

P: il caso di Cambridge Analytica ha fatto scalpore ma in realtà ha portato all'estremo il modello di Facebook che era già ben noto. A mio parere il modo in cui Facebook aggrega i dati e li ordina costituisce una catena di passaggi talmente ampia ed è basata su databse così sterminati da rendere praticamente impossibile che non si verifichino abusi.

Facebook ora è sotto i riflettori ma lo stesso vale per Google, Twitter e molte altre società del web. Per ora abbiamo trovato solo un tassello di come funziona questo sistema, ma ce ne sono molti altri.

R: ad aumentare la complessità della questione c'è il problema dell'aggregazione dei dati; le grandi società del web raccolgono dati sui loro utenti che da soli dicono molto poco ma che una volta combinati tra di loro ricostruiscono un profilo molto preciso che permette di essere intrusivi nella vita delle persone.

In questi giorni Mark Zuckerberg si è presentato ad un'audizione al Senato USA dove i senatori sono sembrati in grosse difficoltà su come reagire a questo tipo di problemi. Credete che la complessità di queste vicende possa essere governata dalle autorità pubbliche?

R: di sicuro ci sono delle grandi difficoltà ma alcune soluzioni possono essere trovate. Ad esempio il prossimo 25 maggio entrerà in vigore un Regolamento europeo che riscrive le regole della tutela della privacy dei cittadini europei e che contiene molte innovazioni interessanti. Il Regolamento, tra le altre cose, accoglie il principio per cui la raccolta dei dati sul web deve avere dei limiti ben precisi, impedendo una raccolta dati indiscriminata e scollegata dal servizio web di cui si usufruisce. Il Regolamento è un testo di indirizzo e dovrà poi essere applicato in concreto ma traccia delle linee guida interessanti per il futuro, segno che anche a livello pubblico ormai si è consapevoli di quanto sia importante intervenire in questo settore.

Raffaele, hai curato assieme all'Espresso il progetto "Regeni Leaks", una piattaforma per raccogliere più informazioni possibili su quanto accaduto a Giulio Regeni, ricercatore italiano morto in Egitto in circostanze mai chiarite. Come si è sviluppato e che prospettive ha il progetto?

R: il progetto RegeniLeaks è nato sulla piattaforma Globaleaks, sviluppata in Italia dall'Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights. Dopo un anno RegeniLeaks è stato sospeso, anche se stiamo valutando di riattivarlo. Durante il periodo di attività abbiamo ricevuto moltissimi documenti, non solo legati al caso di Regeni ma anche relativi alla violazione dei diritti umani in Egitto. Credo che questo tipo di lavoro porti avanti un valore che caratterizza il giornalismo da sempre, quello di permettere alle persone di cercare solidarietà, di far sentire la propria voce anche nelle circostanze più difficili.

Se si guarda bene la funzione del giornalismo non è mai cambiata, si è solo adattata ai tempi. Quello che un tempo si faceva in un luogo fisico ora si fa in internet ma la sostanza non è cambiata, si è solo aggiornata ai nuovi mezzi che abbiamo a disposizione che costituiscono anche una grande opportunità per migliorare questo lavoro.

Ne sono convinto, la tecnologia funziona e il giornalismo è pronto ad adottarla.