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Perugia, Italy, 11-15 April 2018

iNTERVISTE

April 11, 2016

Sulle tracce della 'Ndrangheta tra Messico e Italia

Cynthia Rodriguez è nata a Città del Messico ma lavora da anni come freelance in Italia, dove ha approfondito le relazioni tra il gruppo di narcos Los Zeta e la 'Ndrangheta. Le abbiamo chiesto come sia nata il suo libro-inchiesta e cosa significhi lavorare in due Paesi complessi come il Messico e l'Italia.

Quali sono le potenzialità e quali i rischi di lavorare come freelance?

Penso che essere freelance sia la cosa migliore che ti può succedere se hai dei buoni contatti e tanta esperienza, perché ti permette di fare quello che ti piace. In questo momento, in cui il giornalismo è mal pagato e a volte anche mal visto, penso che essere freelance non sia per tutti. Nel mio caso avevo già numerosi contatti ed esperienza: è stato però necessario molto lavoro e soprattutto rimanere sempre attiva e aggiornata. Quando sono rimasta incinta mi sono resa conto di quanto fosse fondamentale rimanere costantemente in movimento, è stato difficile ripartire dopo la gravidanza perché mi sembrava di essermi persa.

Da quando sono in Italia lavoro come freelance, ho rinunciato al mio lavoro in Messico dove la situazione è molto complicata perché ti pagano a servizio e sono venuta in Italia per lavorare come freelance.

Quali differenze trovi tra Italia e Messico in quanto a lavoro e approccio giornalistico?

L'approccio giornalistico dei due paesi è quasi uguale ma lavorando dall'Italia per il Messico mi sento più sicura e questo non è cosa di poco conto.

Parliamo di libertà di stampa:  quali differenze tra Italia e Messico?

La libertà dipende moltissimo dal mezzo per cui lavori. Ad esempio, Città del Messico si trova costantemente sotto la pressione del governo. Ora sono soprattutto i piccoli media a fare differenza nel giornalismo messicano. Anche qui ho avuto la fortuna di collaborare in tante testate (più di quattro), e l'esperienza è stata diversa: alcuni non vogliono pagare o rimandano il momento accampando scuse sulla retribuzione, invece in altri casi pagano bene.

Hai parlato di piccoli media. Quali sono le tue testate di riferimento in Messico e quali in Italia?

Tra i portali online messicani seguo soprattutto: Animal político, SinEmbargo, Mexicanos contra la corrupción. Per quanto riguarda lo scenario italiano, trovo che Internazionale lavori molto bene; ho collaborato con loro e ho sempre avuto esperienze positive.

Com'è nata l'idea del tuo libro "Contacto en Italia"?

Sono arrivata in Italia alla fine del 2006, anno in cui in Messico ci fu una grande dichiarazione di guerra al narcotraffico. Avevamo informazioni che rimandavano alla mafia siciliana, e proprio nel 2009 uscì un'inchiesta della procura di Reggio Calabria che collegava le organizzazioni criminali italiane a quelle messicane. In tutti i media si parlava del legame tra Messico e Italia, ma in modo molto generico: da lì volevo capire precisamente come erano collegate queste organizzazioni, chi erano precisamente, cosa stava succedendo. Cercando ho poi scoperto che non si trattava di mafia in generale, ma della 'Ndrangheta e da lì ho iniziato a investigare. Sono andata a San Luca (Reggio Calabria) e ho capito immediatamente che era necessario raccontare quella realtà, che era totalmente diversa dalla mafia siciliana.

A San Luca ho avuto paura ma ho raccolto così tante informazioni che ho sentito l'esigenza di scrivere un libro per cercare di spiegare al meglio questa situazione. Ho avuto paura come nel mio paese, la situazione mi ricordava il Messico, dove alcuni si atteggiano da padroni, convivono povertà e macchine di lusso. Pensavo di camminare sicura perché proprio il sindaco mi avrebbe accompagnato per la città, invece subito dei ragazzini mi hanno circondato con le moto e ho capito dopo che mi stavano controllando. Urlavano, sputavano, ma all'inizio pensavo che fossero solo maleducati: quando siamo arrivati di fronte al vescovo, invece, avevo i brividi. Tremavo e ho iniziato istintivamente a piangere. Ho capito che da lì dovevo scappare e mi sono fatta aiutare dal taxista che prima, nell'accompagnarmi, aveva cercato di avvertirmi del fatto che la cittadina era pericolosa. Mentre eravamo in macchina mi faceva notare le tende chiuse e mi diceva: "sembra di no, ma io so che stanno guardando".

Nel continuare le mie ricerche, però, ho compreso le differenze tra Messico e Italia: in Messico non c'è uno stato, in Italia sì. Nonostante possa sembrare assente o non riesca a controllare tutto è una presenza, e a questa gli italiani possono affidarsi.

Ultima domanda: tre caratteristiche fondamentali del giornalista.

Insistente, non ingenuo, insomma furbo e anche diffidente.