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INTERNATIONAL JOURNALISM FESTIVAL
Perugia, Italy, 11-15 April 2018

INTERVISTE

April 11, 2018

Dalla Jugoslavia all'America Latina per capire il giornalismo

Ivan Grozny ci racconta i suoi viaggi come giornalista free lance

Ivan Grozny è un giornalista freelance. Si occupa soprattutto di temi internazionali, in particolare di America Latina. Il suo ultimo lavoro è un documentario dal titolo Entre la Espada y la Pared

Quali sono le potenzialità e i limiti di essere giornalisti free lance?

Sicuramente il più grande vantaggio è la libertà di poter scegliere su che cosa concentrarsi e non essere inquadrato entro i limiti che un editore ti può dare. Tuttavia questo implica anche molta precarietà e non è sempre facile confrontarsi con il mercato delle notizie: il lavoro di più settimane può non essere accettato perché ormai è passato il momento in cui quella notizia poteva avere risonanza.

Un altro vantaggio è anche quello di poter sperimentare diversi linguaggi: per esempio io ho fatto molta radio occupandomi degli esteri che è una passione che coltivo da sempre. A questo alternavo la scrittura e poi anche video documentari.

Cosa ti ha portato ad occuparti professionalmente del Messico?

Ho passato 5 anni in Brasile e durante il mio soggiorno là ho avuto modo di conoscere persone che hanno seguito le vicende in Messico per più di 20 anni. Avevo notato molte analogie con un altro paese di cui mi sono occupato lungamente, la Turchia, e il mio interesse è cresciuto sempre di più, anche grazie alle storie che questi contatti mi raccontavano.

Le cose che mi hanno colpito di più sono di certo il muro ma soprattutto la storia della donna che mi ha fatto da guida a Tijuana: lottava per i diritti delle donne ed era stata incarcerata in un ospedale psichiatrico in seguito alla denuncia del padre. Ora lui è malato e lei lo assiste assiduamente nonostante tutto.

Cosa ti ha fatto avvicinare al giornalismo?

Negli anni '90 durante la guerra in Jugoslavia andai sul posto come volontario per una missione umanitaria. Lì mi accorsi che tutto quello che avevo letto sul conflitto e su quelle zone non rispecchiava ciò che stavo trovando nella realtà. In quel momento capii che c'era bisogno di scavare più a fondo, di ascoltare le persone che vivono in quei luoghi.

Quali sono i giornali che consideri un punto di riferimento in Italia e all'estero?

Più che i giornali seguo i singoli giornalisti su Twitter. Penso che siano un valore aggiunto proprio per quello che dicevo prima. Sono in prima linea, sono dentro la notizia e possono documentarla in presa diretta postando video e aggiornamenti. Un altro esempio di questo è un gruppo Whatsapp di cui faccio parte in cui ci sono persone di ogni tipo: attivisti, giornalisti o semplicemente persone socialmente attive. Faceva parte di questo gruppo anche Marielle Franco, infatti ho saputo subito quello che le era accaduto.

Credi che in Italia la libertà di stampa sia sotto pressione?

Penso che ci sia tanta precarietà e questa comporta non solo il dover fare i conti per arrivare a fine mese ma innesca anche un circolo di paura che limita sicuramente la libertà dei giornalisti.

Poi penso che la politica sia davvero troppo invadente. Ti farei vedere i messaggi whatsapp che ricevo, sono principalmente politici che mi contattano per dire che questo o quello non va bene, ma per fortuna al mio editore non interessa.

Quale credi si la sfida del giornalismo per il futuro?

Essenzialmente penso che sia quello di essere al passo con i linguaggi, come dicevo prima il giornalismo oggi passa per molti canali che non sono quelli tradizionali. Guarda anche solo quello che state facendo voi qui, così in diretta mentre stiamo parlando. Poi l'altra grande sfida è quella di trovare un modello di business sostenibile che premi la qualità dei prodotti giornalistici.